CUCINA
“Le cucine dei sogni.
Ne avrò infinite. Nell’anima,
nella realtà, nei viaggi. Da sola, con tanti altri, in due, in tutti i posti
dove vivrò. Sì, ne avrò infinite.”
da Kitchen
Introduzione
Vero e proprio cuore della casa,
ospitale ed accogliente per la famiglia allargata ed inconsueta, porto sicuro
per chi va e chi viene.
Laboratorio di convivenze e
ricette di pietanze, la cucina è sempre in fermento, mai ferma, mai silenziosa,
neppure la notte, anzi: nel cuore delle tenebre si può sempre vedere una luce
gialla rischiarare come una lanterna nell’oblio questo spazio.
Tra il ronzio del frigorifero e
il rumore dell’acqua che bolle per il tè si mescolano tra di loro esperienze di
vita, tragedie, abbandoni, sorrisi e stati confusionali dovuti all’alcol.
Si tratta di una cucina in
divenire, che cresce con lo scorrere del tempo, mai ferma o in attesa di
qualcosa o qualcuno. Uno spazio stratificato sul ricordo, rimando di altre
cucine, altri spazi simili, che si mescolano e fondono tra di loro come
ingredienti di un buon piatto, fino a combinarsi in un tutt’uno omogeneo e
unico nel suo genere, sempre diverso per ogni singola persona.
Accumulo di esperienze, fatti che
si ripetono, episodi che vengono riportati alla memoria nel cuore della notte,
questo spazio è dedito alla vita e al suo scorrere, e cosa meglio rappresenta
il vivere se non il cibo? Cibo cucinato con amore, concentrazione e pazienza,
tanto da assimilare nel gusto del piatto queste sensazioni.
Progetto
La cucina è sollevata da terra,
“fluttua” nel vuoto, così che la natura si infiltra, si insinua sotto di essa.
Lo spazio è suddiviso in tre
differenti livelli: pavimento, tavolo e tetto, a simboleggiare le
stratificazioni delle vite, degli episodi, delle persone che si trovano a
vivere questo ambiente.
Il grande e lungo tavolo si
adatta ad ogni tipo di esigenza: può accogliere numerose persone (la famiglia
allargata di matrice non tradizionale), diviene un ottimo piano di lavoro per
cucinare ma anche per molta altre funzioni della vita quotidiana. Il tavolo
diventa anche “pavimento” per permettere l’accesso alla scala che conduce al
tetto piano che può essere utilizzato come zona pranzo all’aperto.
Nessun oggetto viene quindi nascosto alla vista, tutto è ben visibile,
anche se non tutto è raggiungibile o fruibile.
Si tratta di una cucina dalla
crescita illimitata, che cresce con lo scorrere della vita delle persone,
creando un tutt’uno sempre nuovo e in movimento. Così ogni pezzo nuovo che
viene aggiunto in questo ambiente finisce con l’incastrarsi a quelli che già
sono presenti, fino ad arrivare, un giorno, alla saturazione totale dello
spazio.
In questo progetto si è scelto di
limitare la presenza degli oggetti a quelli descritti e contenuti nelle cucine
descritte nel romanzo Kitchen, nessuno di meno, nessuno di più.
Attraverso le fessure orizzontali
del volume della cucina filtra all’esterno la luce dell’interno illuminato,
facendo risplendere come una lanterna nella notte questo ambiente, che assume
anche il significato di guida che conduce a sé con fare rassicurante le “anime
smarrite” della notte.
Da queste fessure alte 5cm tra le
bande orizzontali passa luce e aria, e mano a mano che questi spazi vengono
riempiti diminuiscono gli spazi vuoti, fino ad arrivare alla saturazione
totale.
Una volta che tutti gli spazi
vengono riempiti questo diventa uno
spazio “muto” che non comunica più all’esterno, ma cela al suo interno tutte le
“infinite cucine” della vita delle persone.
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Pianta |
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Sezione A-A' |
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Prospetto |
CAMERA DA LETTO
“Il mio nemico, evidentemente, sono io.
Nella mia conoscenza che svaniva, ne ebbi la certezza. Il
sonno assorbiva la mia forza vitale, soffocandomi dolcemente, come una coltre
di ovatta. Black out.”
da Sonno Profondo
Introduzione
In questa stanza vengono
analizzate le posizioni assunte dal corpo durante la fase del sonno al calare
delle tenebre, quando ci si abbandona con trasporto tra le braccia di Morfeo.
Notte tormentata da incubi, in
cui ci si lascia trascinare mollemente di peso senza opporre alcuna resistenza,
verso quel limbo affascinante, privo di confini definiti.
Si propone quindi uno spazio nel
quale si sprofonda, dove abbandonarsi per forza d’inerzia, poiché il corpo non
è più in grado di opporsi con la parte razionale del cervello, e quindi si
lascia andare in modo irrazionale, guidato unicamente dall’istinto.
La mente turbata delle persone
trova in questo spazio un rifugio, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle sue
forme accoglienti e morbide: si tratta di un ambiente instabile, poco
rassicurante, che non fa che aumentare la sensazione di camminare in punta di
piedi lungo una corda tesa tra le tenebre dell’oscurità più profonda.
La stanza è tutta incentrata sul
senso del tatto, sul sentire con il proprio corpo tutto ciò che ci circonda.
Progetto
La camera durante il giorno si
presenta come un ambiente quasi invisibile, completamente celata dalla natura,
ma di notte si riesce ad identificarla come uno spazio “abitabile”, dedicato,
appunto, al sonno.
L’ambiente si muove, è appeso,
dondola, creando una situazione di instabilità: nessuno è tranquillo o al
sicuro, non si dorme rilassati in questo spazio. Il buio che avvolge tutto
genera incertezza: il labile confine tra il dormire e la morte si assottiglia
sempre di più, tanto queste due situazioni sono facilmente intercambiabili,
tanto sono simili.
La camera è posizionata in alto,
sollevata da terra, proprio per manifestare con più chiarezza il distacco con
la terra e con la vita terrena stessa.
Si sale, come voler uscire dalla
realtà per entrare in un altro mondo.
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Pianta |
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Vista |
BAGNO
“Seduta nella vasca, ebbi la
sensazione che tutta la stanchezza scorresse via senza lasciare nemmeno una
goccia. Sotto il getto dell’acqua calda lasciai vagare i pensieri.”
da Presagio triste
Introduzione
In questo spazio la protagonista
principale è l’acqua: acqua che purifica il corpo ma anche, e soprattutto, lo
spirito delle persone.
Acqua che si sente scrosciare,
ticchettare, scorrere, insinuare strisciando nelle fessure del pavimento.
Umidità e vapore, senso di
immaterialità: si tratta di sensazioni effimere che finiscono per tramutarsi in
un velo di goccioline calde sulle piastrelle di ceramica.
La stanza è lucida, scintillante
nel suo materiale ceramico.
Posizione dominante è assunta
dalla vasca da bagno, dalla quale continua, inesorabile, a sgorgare acqua,
quasi si tratti di una fonte di montagna. Acqua inarrestabile che sembra essere
senza fine, che continua a fuoriuscire senza sosta.
Progetto
La stanza da bagno riprende la
forma di una goccia d’acqua, una conformazione di tipi casuale e irregolare.
L’acceso è orientato verso ovest,
così la luce del tramonto, una luce calda, riflessiva e di meditazione colpisce
la parete opposta all’ingresso, in modo che, stando distesi nella vasca si può
seguire il percorso del fascio di luce tra il vapore e le riflessioni
esistenziali.
Il diverso livello del giardino
crea una piccola area verde che circonda questo spazio. Il profilo di
quest’ultima è rivestita in piastrelle così da diventare un’avvolgente seduta
da esterni, che mano a mano, con il passare del tempo viene inghiottita dalla
natura del giardino.
La parte bassa del padiglione,
nei primi 40cm da terra, è trasparente e permette dall’interno di percepire
l’esterno: si avverte il “senso del verde” perché durante il bagno il vetro si
appanna completamente e non potendo cogliere nitidamente quello che c’è fuori,
si percepisce solamente il colore delle sagome che sfumano evanescenti.
Le fughe delle piastrelle assumono un significato rilevante
dato che l’acqua che continua a sgorgare inesorabile dalla vasca, non fa che
infiltrarsi tra di esse, fino a non essere più in grado di contenere tutta
quella massa d’acqua, che finisce per invadere anche l’esterno, allagando tutta
l’area.
Le pareti di questo padiglione,
sopra la parte trasparente è in vetro sabbiato, con serigrafato sopra la
grafica delle piastrelle 20 x 20
cm , per rendere maggiormente l’effetto della nebbia,
dell’umido, perché non è trasparente come il vetro, ma nello stesso tempo non
mi permette di vedere l’interno, ma consente alla luce di filtrare. Nello
stesso tempo questo spazio non viene colto come una massa opaca, ma come
qualcosa di immateriale, che, proprio come la nebbia o il vapore, può svanire
rapidamente con un folata di vento freddo.
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Pianta |
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Sezione |
FINESTRA
“Poi per alcuni istanti lei
guardò fuori dalla finestra trasognata, come se stesse riavvolgendo un
bellissimo filo che le serviva per ricucire le cose del passato.”
da Presagio triste
Introduzione
La finestra, non essendo una
stanza vera e propria, assume una valenza molto importante all’interno della
casa, talmente rilevante da acquistare un volume tutto suo e aggiudicarsi così
il significato di spazio.
La finestra assume un diverso
valore a seconda se chi vi guarda attraverso si trova all’interno o all’esterno
della casa. Nel primo caso assume un significato di specchio dell’anima:
guardando la natura l’osservatore vi si immedesima, tenta una fuga dalla realtà
per librarsi, con la fantasia, tra le fronde degli alberi ritagliati come
sagome sullo sfondo azzurro. Nel secondo caso, invece, la finestra è vista come
luce: luce gialla che rischiara e riscalda la notte profonda, faro tra i flutti
violenti del mare che aiuta a raggiungere il porto sicuro e protetto delle mura
domestiche.
Progetto
L’ambiente si presenta come uno
cubo di dimensioni 200 x 200 x 200
cm , intersecato da due “finestre” che esprimono i due
concetti cardini di questo progetto: il guardare dentro e il guardare fuori.
Per quanto riguarda il guardare
dentro si intende la ricerca di un punto di riferimento fermo e stabile nel
mare in tempesta delle vicissitudine della vita, quindi lo spessore della
cornice della finestra ha la funzione di delimitare in modo chiaro quello che
si trova al di fuori da quello che si trova all’interno.
Da qui si può guardare
all’interno: una luce calda ha attirato la nostra attenzione e siamo invogliati
a vedere cosa c’è dentro.
Per quanto riguarda il guardare
fuori si tratta di una finestra che si apre verso l’esterno, verso tutto quello
che si trova al di fuori.
Si accede entrando nello spazio
cubico per mezzo di una fessura larga solo 40 cm , tanto che per passare,
occorre entrare di lato, quindi in qualche modo negando la sua funzione di
porta, ma limitandola appunto a quella di “fenditura per entrare”.
La finestra del guardare fuori è
sollevata da terra di 40 cm
e profonda quanto basta per potersi anche sedere dentro; la parte superiore si
alza verso l’alto per enfatizzare maggiormente questa sensazione di guardare al
di fuori e di voler cogliere maggior cose possibili grazie a questa forma così
ben disposta verso l’esterno.
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Pianta |
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Prospetto |
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Prospetto |
GIARDINO
“Tutt’intorno a edifici di pietra
marroni che si susseguivano con simmetria, era cresciuta rigogliosa una
vegetazione d’un verde soffocante che con la sua energia spaventosa circondava
ogni cosa. […] Mentre il tempo scorreva fiacco, la vegetazione aveva preso il
controllo di ogni cosa senza che nessuno se ne accorgesse.”
da La piccola ombra
Introduzione
Questo spazio, dai confini non
ben definiti, rappresenta il limite tra il microcosmo della casa e tutto quello
che vi si trova intorno. La natura è una presenza forte, a volte quasi
soffocante, tanto è intenso il profumo delle piante.
Il verde si infiltra e pian piano
prende il sopravvento su tutto ciò che lo circonda, inglobando, famelico, anche
tutte quelle cose abbandonate dall’uomo, “come non fossero mai esistite”.
Questi oggetti attendono silenti che la natura muti in modo indelebile la loro
essenza e il loro aspetto, assimilandoli con molte altre cose e creando un
tutt’uno “ che non è mai esistito”.
Progetto
Lo spazio verde, non avendo, apparentemente,
dei confini fisici, si estende all’infinito, inglobando e unificando tutti gli
altri padiglioni che rappresentato i differenti ambienti della casa: li avvolge
con la sua presa morbida ma decisa e con il passare del tempo tende a farli
sparire al suo interno.
Il giardino è abbandonato a sé
stesso, ha tutta la libertà di fare quello che vuole, nessuna architettura può
interferire in alcun modo al suo essere presente, esserci al mondo, farne
pienamente parte e, soprattutto, come protagonista. È inesorabile che questo
accada: tutto parte dalla natura e alla natura, inevitabilmente, ritorna.
Quindi ecco che il cerchio, come
quello della vita, si richiude. Gli equilibri sono ristabiliti e tutto appare
sotto una luce nuova, più delineata e netta. Tutto è chiaro.
Il progetto in questo caso
prevede l’intervento, nel tempo, della natura per modificare in modo
progettuale- casuale i padiglioni inseriti nel suo interno. Da uno stadio
iniziale, dove questo giardino è libero da qualsiasi intervento umano, per passare
poi all’inserimento degli allestimenti al suo interno, e, con lo scorrere del
tempo, assistere al cambiamento dell’intervento stesso.
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Pianta stadio inziale |
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Pianta stadio finale |
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